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Storie e volti della Facoltà di scienze biomediche: incontriamo il Decano

Il Decano della Facoltà di scienze biomediche Mario Bianchetti
Il Decano della Facoltà di scienze biomediche Mario Bianchetti

Servizio comunicazione istituzionale

Tra pochi mesi prenderà il via il primo semestre della neo Facoltà di scienze biomediche dell’USI e per accogliere al meglio i primi studenti del Master in Medicina vogliamo raccontare, di settimana in settimana, brevi storie di alcuni volti che compongono la Facoltà e che accompagneranno le studentesse e gli studenti tra lezioni e pratica clinica. A fare da apripista e a parlarci di sé è il Decano, il Prof. Dr. med. Mario Bianchetti: ripercorriamo con lui alcune tappe del suo percorso professionale e alcuni incontri che ricorda con piacere.

Un grande bagaglio di esperienze e di incontri è quello che porta con sé Mario Bianchetti, classe 1949, che nel 2015 ha accettato una grande sfida che ora vede realizzarsi: la creazione di una Facoltà di scienze biomediche presso l’Università della Svizzera italiana. Un ponte tra nord e sud delle Alpi che ha percorso anche lui nel corso dei suoi studi all’Università di Berna, dove è stato nominato PD nel 1992 e professore associato nel 1998. Medico-pediatra, è stato primario di pediatria all’Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli e Direttore del Dipartimento di Pediatria della Svizzera italiana. Del suo percorso da studente Bianchetti ricorda due aneddotti in particolare: “il primo è che, essendo io sbadato, ho dimenticato di iscrivermi al primo anno. Ma grazie a una gentile segretaria, sono riuscito a rimediare il giorno in cui i corsi iniziavano (impensabile, oggi!). E poi gli amici che ho incontrato durante il mio studio: sono anche oggi i migliori”.

Il suo percorso professionale è stato marcato da quelli che definisce quattro “magnifici untori” che ha incontrato tra Berna, Lugano, Ginevra e Parigi. Ettore Rossi, professore di pediatria a Berna, che lo ha “contagiato con la sua passione per la medicina come lavoro senza limiti di orario”; Carlofelice Beretta-Piccoli, professore a Berna e primario di medicina a Lugano, che gli ha “trasmesso l’interesse per le scienze mediche e per la ricerca”. “Durante gli anni trascorsi a Ginevra – racconta Bianchetti - ho 'amato' follemente Luc Paunier, pediatra che ascoltava, analizzava e curava con una 'finesse d'esprit' che ho sempre cercato di imitare. Infine, a Parigi ho lavorato con Michel Broyer, specialista in malattie renali. Aveva una conoscenza enciclopedica della medicina che utilizzava in un modo stupefacentemente bello”.

Uno dei punti di forza della Facoltà è lo stretto contatto con la regione, trasmesso agli studenti grazie ai medici che li accompagneranno nel percorso di studi ma anche grazie all’immersione nel contesto ospedaliero cantonale. Una realtà piccola e locale che è un valore aggiunto secondo Bianchetti: “durante gli studi ho imparato di più frequentando gli ospedali (e i medici di 'base') della periferia di Berna che non il grande Inselspital. Sono certo che questo succederà anche in Ticino, apparentemte più periferico rispetto agli ospedali delle grandi città della Svizzera interna”. Ma vi è anche qualcosa d’altro. “Gli studenti arricchiscono la vita di un ospedale e di un ambulatorio medico. Dico spesso che gli studenti stanno a un ospedale come i nipoti ai loro nonni. È impegnativo ma anche un grande arricchimento averli in corsia” continua.

Per molti studenti il Ticino sarà un luogo da esplorare e da conoscere meglio, nelle sue molteplici particolarità. Per il Decano l’invito è chiaro: "esplorate i numerosi edifici che testimoniano la nostra lunga e complessa storia e le montagne".

 

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