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Vent'anni senza Giuseppe Buffi

Foto: archivio Corriere del Ticino (per gentile concessione)
Foto: archivio Corriere del Ticino (per gentile concessione)

Servizio comunicazione istituzionale

Nell'anniversario dei 20 anni dalla scomparsa di uno dei principali artefici della nostra Università, riproponiamo un contributo in sua memoria. 

All’inizio di ogni anno accademico, studentesse e studenti provenienti da tutta la Svizzera e da oltre 100 paesi si presentano per l’immatricolazione al campus universitario di Lugano, in Via Giuseppe Buffi. Nel 2001, a un anno dalla scomparsa del Consigliere di Stato, la via della sede principale dell’Università è stata infatti intitolata a lui, incidendo così nella memoria della comunità accademica il debito di gratitudine nei confronti di uno dei suoi “padri fondatori”. Nel 2018 anche Viale Canavée a Mendrisio è diventato Via Giuseppe Buffi.

Non è tuttavia solo questione di una targa. Sono i nostri stessi studenti, professori, ricercatori e collaboratori a incarnare – studiando, insegnando e lavorando “intorno” a quella targa – il retaggio vivente di Giuseppe Buffi, di uno dei suoi progetti più ambiziosi – la creazione dell’USI – e della sua esemplare lezione di coraggio politico, ispirata dal desiderio di dare alla Svizzera italiana più consapevolezza delle proprie risorse, del proprio genio “latino” e del proprio potenziale di sviluppo.

Buffi era un uomo politico lungimirante, che vedeva nell’USI “la scelta del Ticino delle sfide e delle speranze”. E l’USI incarnava davvero – e incarna tuttora – la sfida e la speranza di una regione di periferia che voleva – e vuole – offrire il proprio contributo al domani di tutti, configurandosi quale terreno di conoscenza, civiltà e memoria e interpretando così al meglio il proprio destino di frontiera culturale tra l’Europa del nord e il Mediterraneo. “Si è sempre detto che il nostro Cantone è una regione ponte fra due realtà (culturali, politiche, economiche) diverse. Fino a ieri ci siamo limitati a trasportare pacchi da una parte e dall’altra del ponte. Ma ora abbiamo l’ambizione di partecipare alla formazione del loro contenuto”, diceva il Consigliere di Stato. 

L’abilità di mediazione e il talento di comunicatore di Giuseppe Buffi furono determinanti. Seppe infatti uscire dal modello-trappola della rivendicazione da parte del “fratello povero”, lanciando forte e chiaro il messaggio che l’USI era, al contrario, “un atto d’amore della Svizzera italiana alla Svizzera intera”, come disse nell’intervento per l’inaugurazione dell’USI il 21 ottobre 1996. Già allora il Consigliere di Stato vedeva chiaramente le enormi potenzialità del nostro progetto universitario e la sua importanza per il Cantone e la Svizzera intera, cosa che altri iniziano solo ora a comprendere fino in fondo.

Un aneddoto sintetizza particolarmente bene la personalità e il carisma di Giuseppe Buffi. È accaduto in una seduta della Conferenza universitaria svizzera, a Berna, il 15 giugno del 2000, solo qualche settimana prima della sua prematura scomparsa. All’ordine del giorno figurava il riconoscimento del Ticino quale cantone universitario. Alcuni membri sollevarono qualche perplessità procedurale e Buffi intervenne in modo deciso e senza lasciare spazio a equivoci, dicendo: “L’Università della Svizzera italiana deve essere valutata con estremo rigore: non vogliamo in nessun modo che esista il minimo dubbio che il riconoscimento ci venga dato in base alla qualità dell’insegnamento e della ricerca e all’apporto dell’USI al sistema universitario svizzero, e non come atto di paternalismo verso una minoranza”. Questa attenzione alla qualità, senza ricerca di favori o di scorciatoie, è uno dei valori fondamentali che il nostro “padre fondatore” ci ha tramandato e che continuano a ispirare il nostro presente e la pianificazione del nostro domani.

Agli esordi, un’altra obiezione mossa di frequente all’università in Ticino era il rischio del provincialismo, di un’università solo per la Svizzera italiana. Giuseppe Buffi ha sempre detto chiaramente che con l’istituzione dell’USI l’obiettivo non era interrompere il benefico flusso di ticinesi verso le università svizzere ed estere, ma giocare la carta del flusso in entrata di studentesse e studenti da tutto il mondo. E, più in generale, trasformare il Ticino, grazie alla “spinta” universitaria, in un “luogo di opportunità”, a favore degli stessi ticinesi. Una delle preoccupazioni del Consigliere di Stato era infatti la fuga definitiva dei cervelli: giovani donne e giovani uomini brillanti che partono per gli studi e non tornano più a causa della mancanza di prospettive. Nella sua visione l’università doveva nascere anche per questo, per diventare una delle pietre angolari sulle quali costruire l’avvenire del Cantone, creando le migliori premesse per permettergli di affermarsi nel contesto confederale e per consentire alle future generazioni di lottare ad armi pari con concorrenti sempre più agguerriti in un’economia globalizzata, innescando al contempo processi di innovazione e di rigenerazione portatori di prosperità economica e di sicurezza sociale per il nostro territorio e la sua popolazione.

Fonte: SQUARE USI – MAGAZINE, Quadrimestrale Università della Svizzera italiana, numero 20.

 

Nell'ultimo Dies academicus dell'USI, celebrato online lo scorso maggio, l'ateneo ha ricordato i 20 anni dalla scomparsa di Giuseppe Buffi riproponendo un filmato che lo vede protagonista in occasione del primo Dies academicus dell'Università della Svizzera italiana: https://www.youtube.com/watch?v=W5UYnXfOMMc&t=698s.

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