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Storie e volti della Facoltà di scienze biomediche: Silke Gillessen Sommer

Servizio comunicazione istituzionale

Uno dei punti di forza del Master in medicina dell’USI è l’avere quali docenti delle figure di spicco nella ricerca e nell’insegnamento nelle varie discipline mediche. È il caso della Prof. Dr. med. Silke Gillessen Sommer, considerata “key opinion leader” a livello internazionale nel campo del tumore della prostata e nelle patologie maligne genito-urinarie. Dopo un interessante trascorso medico-scientifico tra Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito, dal 2018 la principale attività della Prof.ssa Gillessen Sommer è concentrata nel campo dell’insegnamento e della ricerca. Dal 2020 è Direttrice medica scientifica dell’Istituto oncologico della Svizzera italiana (IOSI, gruppo EOC), la prima figura femminile in questo ruolo, e professoressa ordinaria della Facoltà di scienze biomediche all’USI. Giunta da poco in Ticino, Silke Gillessen Sommer ci racconta, tra altre cose, qualche simpatico aneddoto del suo periodo di studente in medicina.

La Prof. Dr.ssa med. Silke Gillessen Sommer (svizzera, classe 1965) si laurea in medicina presso l’Università di Basilea nel 1990, dove consegue il dottorato nel 1992. Dopo avere lavorato come medico assistente presso la Thurgauisch-Schaffausisch-Höhenklinik di Davos e come ricercatrice associata del Dipartimento di malattie infiammatorie/autoimmuni alla Hoffmann-La Roche negli Stati Uniti, è attiva presso il Claraspital e il Kantonsspital di Basilea, trasferendosi poi all’Ospedale cantonale di San Gallo dove ottiene la specializzazione in medicina interna. Dal 1998 al 2000 soggiorna negli Stati Uniti, lavorando come ricercatrice presso il Dana-Farber Cancer Institute di Boston. Rientra in Svizzera all’Ospedale cantonale di San Gallo, dove ottiene la specializzazione in oncologia medica, con successiva nomina a caposervizio. Nel 2011 le viene conferito il titolo di professoressa titolare all’Università di Berna. Prima della nomina, nel 2019, quale Direttrice medica e scientifica allo IOSI e professoressa ordinaria presso la Facoltà di scienze biomediche dell’USI, è stata professoressa presso l’Università di Manchester nella divisione delle scienze dei tumori, responsabile della ricerca nella terapia sistemica dei tumori genito-urologici, svolgendo anche attività di mentoring e occupandosi di formazione post-doc.  

Professoressa Gillessen-Sommer, che cosa ricorda ancora oggi del suo percorso da studente in medicina? 

Studiavo a Basilea e mi sono trasferita in un appartamento condiviso con tre amici. È stato un periodo molto stimolante, tutti noi avevamo diversi gruppi di amici e li abbiamo fatto molte cose assieme. Ricordo molto bene quel periodo e ancora oggi siamo rimasti molto amici. La maggior parte degli studenti di allora usava la bicicletta per spostarsi e così ci incontravamo tutti già sulle piste ciclabili quando andavamo in bicicletta alle nostre lezioni o ai nostri stage e discutevamo insieme. Mi sono piaciute molto le prime lezioni che abbiamo avuto con i pazienti. Fino ad allora avevamo imparato così tanta teoria e conoscenze di base, ma ricordo bene la prima volta che abbiamo avuto un insegnamento al letto dei pazienti. Era molto speciale stare in camice bianco con uno stetoscopio molto nuovo e poco usato. Ci presentarono come studenti e il paziente era un uomo molto gentile che ci fece esaminare i polmoni e ci disse che voleva che imparassimo qualcosa e studiassimo bene, perché ci sarebbe stato sempre bisogno di buoni medici. Alcuni degli eventi principali che hanno segnato la mia carriera sono stati guidati dal paziente, sentendo il bisogno di sviluppare trattamenti migliori. E poi ci sono molte altre persone stimolanti che incontrerai nella tua vita professionale e personale. Potete imparare dai loro punti di forza e cercare di creare una visione dove volete andare. Per me uno dei miei ex capi, il professor Thomas Cerny, è stato un grande mentore, mi ha dato la sensazione che si può raggiungere quasi tutto e abbiamo condiviso l'entusiasmo per il nostro campo di specializzazione, l'oncologia. Siamo fortunati, abbiamo un lavoro meraviglioso, si impara ogni giorno, non solo dai colleghi e dai collaboratori, ma anche dai pazienti.

Una delle caratteristiche della Facoltà è proprio lo stretto contatto con la regione, trasmesso agli studenti, grazie ai medici e ricercatori che li accompagneranno nel percorso di studi, ma anche grazie all’immersione nel contesto ospedaliero della nostra regione: in breve, che valore aggiunto possono trarre gli studenti del Master dal contesto ticinese? 

Penso che qui abbiamo una meravigliosa opportunità per costruire un'università molto originale che sia adatta per insegnare agli studenti, dato che i nostri diversi ospedali non sono solo strutture terziarie dove si vedono solo pazienti selezionati con patologie complesse, ma ci sono anche pazienti con malattie comuni che sono importanti per capire prima di imparare gli argomenti più complicati. Si potrebbe sviluppare una stretta relazione perché gli ospedali sono più piccoli e più familiari.

Per molti il Ticino sarà un luogo da esplorare e da conoscere meglio nelle sue particolarità: c’è un luogo in particolare della Svizzera italiana con il quale si sente legato e che vorrebbe consigliare agli studenti? 

Il Ticino è bellissimo. Mi sono appena trasferita qui a gennaio e sono ancora sorpresa ogni mattina quando prendo un caffè sulla mia terrazza per parlare della bellezza della regione. A me e mio marito piace il Monte Brè per le escursioni, posso consigliare di salire a piedi e di fare un picnic con una vista meravigliosa.

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