Covid-19 e studi scientifici: una questione (anche) di genere

Antonietta Mira (sin.) e Ilaria Capua (des.)
Antonietta Mira (sin.) e Ilaria Capua (des.)

Servizio comunicazione istituzionale

6 Agosto 2021

Che cosa hanno in comune la Covid-19, i big data e la questione di genere? Molto, a detta di Antonietta Mira, ordinaria di Statistica all’USI, e Ilaria Capua, virologa e direttrice del One Health Center of Excellence presso l’Università della Florida, che per il portale Ticino Scienza hanno firmato un contributo che mette a tema l’importanza della dimensione di sesso/genere nella raccolta dei dati sulla diffusione della SARS-CoV-2.

Confrontati con una determinata malattia, donne e uomini possono presentare sintomi e decorsi differenti. Un esempio sono le malattie cardiovascolari: è stato infatti riconosciuto che negli attacchi cardiaci le donne presentano sintomi diversi dagli uomini – una questione che può fare la differenza fra sopravvivere o soccombere. A questo riconoscimento si è giunti grazie anche alla sistematica raccolta e analisi di dati differenziata per sesso. Ma come la mettiamo con il nuovo coronavirus, contro il quale si combatte (anche) a suon di dati?

"In due recenti articoli, uno pubblicato su Nature Communications e l’altro su The Lancet, si sottolinea come la maggioranza degli attuali studi clinici sulla SARS-CoV-2 non fa alcuna menzione della distinzione per sesso/genere. Viene altresì evidenziato come la relativa analisi disgregata dei dati sarebbe di grande beneficio per le decisioni normative e di sanità pubblica, per esempio per la progettazione di programmi di vaccinazione di massa", scrivono le due esperte.

L’OCSE e l’ONU hanno delle linee guida che aiutano a valutare se la prospettiva di genere è rilevante per uno studio scientifico e, nel caso, procedere alla raccolta dati con la dimensione di genere. "Riteniamo però che sia davvero arrivato il momento di adottare un approccio diverso. Invece di impegnarci maggiormente per chiarire se la dimensione di sesso/genere sia rilevante e quindi rilevata, la raccolta della stessa dovrebbe avvenire per principio, cioè by default. Stiamo pensando all’approccio 'embedded': i dati post-pandemici, non solo quelli che riguardano la salute ma in generale tutti i dati che riguardano la persona, devono includere la dimensione di sesso e genere, altrimenti verrebbero considerati incompleti", spiegano Mira e Capua.

Il contributo completo è disponibile online sul portale di Ticino Scienza >> www.ticinoscienza.ch

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