Call for paper: Montagna insegnante - Montagna insegnata

Laboratorio di Storia delle Alpi

Data: 31 Gennaio 2022

 

 

Come osservò Jules Michelet, la montagna è sempre un’iniziazione, ma essa è anche in sé una scuola. Essa insegna, informa e educa coloro che la sanno ascoltare. La montagna è un’insegnante in quanto impartisce una lezione costante sulla natura e su sé stessi a chi la sperimenta. Da sempre è uno spazio di adattamento ma anche uno spazio di innovazione. In questo senso diventa un territorio insegnato attraverso la sua realtà materiale e umana. Questa doppia dimensione deve essere colta nel tempo e nello spazio al fine di valutare in quale modo la montagna è stata, in alternanza o contemporaneamente, insegnante et insegnata.

 

Allo stesso modo, nei secoli scorsi, i montanari sovente oggetto di sguardi indulgenti o addirittura di spregio da parte del mondo urbano, sono diventati guide e insegnanti per viaggiatori, turisti, pellegrini, eruditi, aristocratici e sportivi, giunti dalle pianure per attraversare i loro territori montani, proprio come un tempo si affrontava il mare affidandosi ai marinai. Grazie alla pratica e alla sperimentazione, da sempre le società di montagna sanno trarre vantaggio delle conoscenze vernacolari accumulate e trasmesse da una generazione all’altra. Allo stesso tempo, esse hanno sviluppato un’acuta e precoce consapevolezza del ruolo dell’apprendimento coltivato attraverso la scuola. Legata ai sistemi sociali locali, una tale fame di istruzione ne ha permesso la conservazione, contribuendo a strutturare le migrazioni e ad alimentare il “paradosso alpino” della relazione tra alfabetizzazione e altitudine. In tale ottica, la montagna appare come un laboratorio a cielo aperto: non solo oggetto scientifico, ma anche terreno di studio per schiere di ricercatori. Essa è uno spazio di sperimentazione, produttore di fonti, informazioni e dati (scritti, orali, visivi o materiali) per archivi di vario tipo. Ancora oggi, essa rimane un formidabile campo di formazione per le professioni più svariate: dal turismo all’ambito militare, dall’agropastoralismo al wellness, dallo sport all’architettura. Essa organizza conoscenze e saperi tecnici e teorici, “savoirs faire” e “savoirs être”.

 

Se la montagna insegna su sé stessa, essa informa anche sulle società che ci vivono, su quelle che la osservano e credono di conoscerla. Attraverso le sue caratteristiche, la montagna diventa un soggetto di insegnamento, per coloro che sono chiamati ad amministrarla, a svilupparla, a difenderla, a venderla o a rappresentarla … Questi ultimi sono chiamati a produrre una narrativa fatta di discorsi, immagini e analisi, nel rispetto dei luoghi, ma anche alterandone l’essenza e applicando schemi dissociati dalle realtà dei territori e delle società che li occupano. 2 Quali realtà sociali crea la montagna attraverso i suoi insegnamenti? Cosa insegna e in che modo la montagna “si fa scuola”? Quale parte occupa la natura in questo insegnamento? È la sua specificità, fatta di verticalità che aguzza i sensi? O sono i suoi pericoli che stimolano gli audaci e sanzionano gli imprudenti? Sono la sua diversità e la sua variabilità, accentuate dal contrasto tra i vari gradienti altitudinali e dal mutare delle stagioni, che rinnovano continuamente lo sguardo posto su esse? Di sicuro,solo la capacità ad imparare dal territorio permette agli uomini di sopravvivere e di prosperare nella montagna. Ma quali montagne sono insegnate? Quali immagini della natura e delle società di montagne sono veicolate? In quale modo questo insegnamento è utilizzato?

 

Per trasmettere quali schemi di pianificazione, quali schemi educativi e quali valori? Il convegno dell’AISA ha quale obiettivo di riunire le conoscenze sul tema, mostrando attraverso la longue durée, (dal Medioveo al XXI sec.) e attraverso una prospettiva ampia dei territori montani (allo stesso tempo radicata e aperta verso l’esterno, grazie per esempio alla mobilità), come e perché la montagna, malgrado la “tirannia” dell’ambiente (o proprio grazie a quest’ultimo), sia sempre stata uno spazio di insegnamento, individuale e collettivo, per lo spirito e per il corpo e i suoi sensi. In questo senso, attraverso le dinamiche di adattamento messe in atto in diverse epoche, in funzione dei contesti economici, politici, sociali e culturali, i territori di montagna possono anche diventare una forma di modello per gli altri territori e insegnare. Sarà inoltre considerate le dinamiche di rinnovamento – visibili e invisibili a causa delle diverse temporalità – delle forme e modalità derivanti da questi insegnamenti. Le proposte di contributo possono riguardare sia i contesti montani alpini sia quelli extra-alpini. Le Alpi si propongono quale laboratorio privilegiato, ma non unico, per l’applicazione di questo campo metodologico e di analisi. Inoltre, oltre le conoscenze scientifico, possono essere prese in esame tutte le forme di conoscenza riguardanti specifici luoghi o ambienti formazione.

 

1 a Giornata: La Montagna che insegna: La montagna-scuola o “a scuola della montagna” Nel corso della prima giornata incentrata sulla Montagna come fabbrica di conoscenze e come spazio di innovazioni e di adattamenti, saranno affrontate le diverse categorie di conoscenze prodotte dalla montagna tra cui quelle autoctone, come ad esempio la cultura del rischio, la salvaguardia e l’uso sostenibile delle risorse, le competenze legate all’ambito militare (cartografia) e quelle allogene prodotte dalla ricerca sulla fisiologia nel rapporto corpo-sport-performance, o quelle che riguardano la montagna come scuola di vita attraverso l’associazionismo giovanile (scoutismo ecc.), o ancora quelle costruite attorno alle terapie di rigenerazione post-tumorale. Oltre che produttrice di saperi, questi temi includono anche lo sguardo sulla montagna come fattore di sviluppo di istituzioni volte alla costruzione di conoscenze e competenze (università, centri di ricerca, ecc.).

 

2 a Giornata: La montagna insegnata La seconda giornata si focalizza sulla scolarizzazione nella montagna, sia attraverso la presa in esame della realtà scolastica nei contesti montani del passato, sia attraverso le più recenti realtà formative come i licei sportivi, le scuole militari di alta montagna, o istituzioni più specifiche in ambito scientifico e culturale. L’obiettivo è quello di analizzare il metodo con cui certe istituzioni insegnano la montagna o informano ed educano su e grazie alle montagne (parchi naturali, osservatori, musei, ecc.).

 

Le proposte di comunicazione (titolo e riassunto di 2500 segni spazi inclusi) devono essere inviati entro il 31 gennaio 2022 a: anne-marie.granet@wanadoo.fr

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