L'economia dell'attenzione al Locarno Film Festival: un incontro di 24 ore

f4167f5a23542803930e712bad0e2a65.jpg

Servizio comunicazione istituzionale

9 Agosto 2022

Ventiquattro ore per parlare di attenzione, con ventiquattro relatori che si sono alternati – in presenza a Locarno e in streaming su Twitch – discutendo dell’attenzione come pratica, dell'economia dell'attenzione e delle possibili alternative. A 24h long talk on the Future of Attention si è tenuto dalle 12 di mercoledì 11 agosto alle 12 del giorno successivo ed è un’iniziativa curata da Rafael Dernbach, ricercatore della cattedra congiunta Locarno Film Festival e USI, e organizzata in collaborazione con BaseCamp e Film Comment Magazine.

Tra i relatori figurano Hito Steyerl, Laurie Anderson e Kevin B. Lee, le cui opere artistiche da anni affrontano criticamente il tema dell'attenzione e della sua economizzazione. La conversazione ha visto anche la partecipazione di esperti accademici sull'attenzione come Carolin Duttlinger, docente all'Università di Oxford, e Aris Komporozos-Athanasiou, professore associato all'University College di Londra. Ci saranno anche una serie di interventi sperimentali di collettivi in streaming, tra cui il collettivo ucraino con sede a Cracovia UKRA))i((NATV, il collettivo di Los Angeles Dream Video Division, il collettivo berlinese Omsk Social Club e il collettivo di guerriglia mediatica Total Refusal.

La conversazione è moderata da Devika Girish, Khesrau Behroz e Milosz Paul Rosinski. Lo spazio della conversazione è stato progettato da un team di studenti dell'Accademia di architettura dell'USI.

Rafael Dernbach, come è strutturata questa conversazione di 24 ore?

Le regole di questo “24h long talk” sono semplici: ogni ora un nuovo oratore si unisce alla conversazione, prende il controllo per un'ora e rimane per tutto il tempo che desidera. C'è quindi un elemento di sorpresa: chi parlerà con chi? Dove andrà a finire la conversazione? In un'epoca in cui molti dei contenuti che vediamo sono fortemente strutturati, vogliamo incoraggiare incontri inaspettati. Questo è anche il motivo per cui abbiamo invitato artisti, registi, accademici e professionisti dell'attenzione. Crediamo che il cambiamento nell’attenzione che viviamo necessiti di una discussione ampia e aperta.

Organizzare un incontro così lungo, ben oltre la soglia di attenzione e persino di veglia, è una provocazione o ci sono dei motivi?

Probabilmente nessuno o al massimo poche persone seguiranno la conversazione per tutto il tempo. Questo riflette la nostra esperienza nell'economia dell'attenzione: ci sono sempre più cose da fare, da guardare, da sperimentare. Il format vuole proprio rendere le persone più consapevoli di queste logiche dell’attenzione.

Anche la durata di 24 ore è voluta: in 24 ore il nostro corpo ha di solito completato un ritmo circadiano, un ciclo completo di sonno, con tutti i diversi stati di attenzione, sonno e tutto ciò che sta in mezzo. C'è un libro meraviglioso di Jonathan Crary intitolato ‘24/7. Il capitalismo all'assalto del sonno’ che ci ha ispirato.

Stiamo davvero osservando un calo dell'attenzione o è un luogo comune?

Il cambiamento che stiamo vivendo è più complesso di un semplice declino. Certamente molte piattaforme digitali sono ottimizzate per la massima distrazione. Ma se la distrazione è una realtà che tutti conosciamo molto bene, stanno anche emergendo nuove forme di dare e ricevere attenzione. L'ASMR (Autonomous sensory meridian response, una tecnica di rilassamento utilizzata per favorire la concentrazione, ndr) ne è un buon esempio o i live stream di Twitch che incoraggiano un'attenzione profonda. Allo stesso tempo, dobbiamo stare attenti alla nostra ossessione per l'attenzione profonda. L'attenzione e la produttività sono molto legate. Ana Vaz, una delle nostre relatrici, mi ha detto che per lei il sonno è il più grande nemico dell'economia dell'attenzione. L'intervento di 24 ore a Locarno esaminerà gli spostamenti dell'attenzione e il ruolo che il cinema può svolgere nelle economie dell'attenzione.

Quali sono le conseguenze di questa mancanza di attenzione? Nella presentazione sono state citate le fake news, il negazionismo del cambiamento climatico, l'erosione della fiducia nelle istituzioni...

La questione dell'attenzione è un tema profondamente politico. L'invasione russa dell'Ucraina ha mostrato chiaramente come anche sui social media sia in corso una battaglia per l'attenzione. Ma la domanda è anche: chi è responsabile dello stato di attenzione in cui viviamo? Siamo tutti individualmente responsabili? Oppure c'è anche una responsabilità condivisa, ad esempio quando utilizziamo una piattaforma che altri usano per molestie, distrazione o fake news. Alla conversazione di 24 ore vogliamo anche esaminare le alternative alle piattaforme attuali e allo status quo.

Lei ha scritto che il cinema è un luogo di "attenzione speciale". Cosa intende dire? Se tutti andassero al cinema, il mondo sarebbe un posto migliore?

Credo fermamente che il cinema abbia il potenziale per coltivare un tipo speciale di attenzione.

Può essere il luogo delle emozioni profonde e della comprensione profonda. E c'è qualcosa di potente nel guardare un film insieme a persone sconosciute. Sei in Piazza Grande a Locarno e vivi un'esperienza insieme ad altre 8000 persone. Senti l'atmosfera e le reazioni degli altri e per un'ora o due ti lasci tutto alle spalle. Non sono sicuro che il cinema possa creare mondi migliori, ma a volte può aiutarci a esprimere delle idee prima che abbiamo le parole per farlo.

***

Rafael Dernbach è ricercatore post-doc alla Facoltà di comunicazione, cultura e società dell’Università della Svizzera italiana. Ha conseguito il dottorato di ricerca presso l'Università di Cambridge; è stato ricercatore invitato alla Princeton University nel 2016 e alla Freie Universität di Berlino nel 2015. Nel 2019 ha contribuito all'apertura del primo museo del futuro in Europa, Futurium a Berlino, come ricercatore e stratega.

Facoltà

Rubriche