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In prima linea di fronte alla crisi migratoria

Lado Gvilava
Lado Gvilava

Servizio comunicazione e media

L’Organizzazione internazionale per la migrazione (IOM) è il più importante ente intergovernativo nel campo della migrazione. Fondata nel 1951 con sede a Ginevra, è presente in più di 150 paesi. Lado Gvilava, un senior manager dell’istituzione, nel 2014 ha completato presso l’USI il Master of Advanced Studies in Humanitarian Operations and Supply Chain Management (MASHOM). Nativo della Georgia, Lado ha un’estesa esperienza nel campo della migrazione e – data l’attualità del tema – gli abbiamo fatto qualche domanda sull’argomento.

Lado, lei è abituato a lavorare in zone critiche.

Al momento sono il responsabile del centro regionale IOM di Erbil in Iraq, attivo nel Kurdistan iracheno. Sono il responsabile delle operazioni IOM all’interno dei sei governatorati situati nel nord dell'Iraq, inclusi quelli di Ninawa e Salah al-Din, entrambi sotto il controllo dell’ISIS, l’autoproclamato Stato islamico dell'Iraq e del Levante.

In che modo lavora l’IOM?

Diamo assistenza a profughi e sfollati fornendo un riparo, generi di conforto non alimentare, trasporto e assistenza sanitaria e psicologica. IOM Iraq mette inoltre a disposizione di tutti gli attori umanitari attivi sul territorio (e anche al di fuori di esso) i dati più aggiornati sulle situazioni di sfollamento, grazie a uno strumento chiamato Displacement Tracking Matrix (DTM). Coinvolgiamo molto la comunità in attività di reintegrazione prestando consulenze e assistendo chi è in cerca di opportunità lavorative. Istruiamo le persone per renderle più interessanti per il mondo del lavoro e distribuiamo kit di sopravvivenza per aiutarli a mantenere le loro famiglie, nonché strumenti per sostenerli nella creazione e conduzione di una piccola impresa.

Com’è la situazione sul campo, in Iraq?

La crisi migratoria in Iraq è la più lunga, vasta e complicata al mondo. Secondo gli ultimi dati dell’IOM, sono più di 3 milioni gli sfollati in tutto l’Iraq, cacciati dalle loro case, da quando l’ISIS ha attaccato Anbar nel gennaio 2014. Sono tutte persone che necessitano di assistenza per sopravvivere. In aggiunta, avevamo un gran numero di sfollati già prima della crisi di Anbar, compresi più di 250’000 rifugiati siriani che vengono per lo più ospitati nelle regioni curde dell’Iraq. Secondo il piano di intervento umanitario internazionale, esistono più di 8 milioni di persone in Iraq che richiedono assistenza vitale. Se qualcosa non cambia, inizieranno a bussare alle porte di Unione europea, Stati Uniti, Canada o Australia, ovunque i diritti dei migranti siano protetti.

Un problema già sotto i nostri occhi nel Mediterraneo. Come fare?

Nel Mediterraneo la gente muore quotidianamente per sfuggire alle pessime condizioni in cui vive. L’IOM è convinta che la migrazione organizzata possa creare benefici sia per i migranti che per la società che li ospita. Sappiamo che la migrazione legale ha un impatto positivo sulla società e sui migranti, d’altro canto la migrazione illegale può fomentare odio e xenofobia. Secondo il direttore generale dell’IOM William Lacy Swing, al giorno d’oggi ci troviamo di fronte a una mobilità senza precedenti, accompagnata da un sentimento anti-migratorio. Per questo dobbiamo promuovere gli aspetti positivi della migrazione e fornire vie legali ai migranti. Il modo migliore per combattere la migrazione illegale è di investire le risorse nei paesi di origine in modo da fornire una base di sicurezza, salute, educazione e opportunità lavorative, e far sì che la gente non sia spinta a sacrificare la propria vita pur di lasciare casa.

Nonostante il suo lavoro impegnativo, ha deciso di continuare la sua formazione con il Master USI.

I miei colleghi ed io siamo convinti che tutti i senior manager della nostra organizzazione debbano ampliare la loro conoscenza attraverso formazioni come quella offerta dal MASHOM, e questo almeno ogni 5 anni. La qualità offerta all’USI è senza dubbio altissima. L’entusiasmo e la devozione dei professori Paulo Gonçalves, Olaf Janssen, Laura Black, Afreen Siddiqi, Uday Apte e dei loro colleghi ha superato ogni aspettativa. Il MASHOM aiuta a rendere le operazioni umanitarie più professionali e fa sì che le stesse possano essere di beneficio a più persone usando meno risorse.

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