Le conseguenze della guerra in Ucraina sulla regione del Medio Oriente e del Mediterraneo

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Servizio comunicazione istituzionale

1 Luglio 2022

Quali sono le conseguenze della guerra in Ucraina sulla regione del Medio Oriente Mediterraneo? Ne parliamo con Federica Frediani, coordinatrice del Middle East Mediterranean Summer Summit e della MEM Freethinking Platform, che si occupa da tempo di questioni e progetti sulla regione.

La guerra in Ucraina pone fine a un lungo periodo di pace in Europa e ridisegna gli equilibri geopolitici mondiali e le relazioni fra le grandi potenze. Gli effetti del conflitto si fanno sentire non solo nel Vecchio Continente, ma si estendono su scala globale e hanno un grande impatto su Medio Oriente e Nord Africa, a livello geopolitico, economico, sociale ed energetico. Vista la vastità e l’eterogeneità di quest’area geografica, si hanno alcune conseguenze generali, ma anche conseguenze specifiche dei singoli Paesi.

Sul piano geopolitico, diversi governi della regione si sono trovati nella difficoltà di schierarsi per non compromettere le relazioni con l’Europa e gli Stati Uniti da una parte e quelle con la Russia dall’altra. Se l’Europa è importante per la vicinanza geografica, le relazioni commerciali ed economiche, la Russia è altresì fondamentale per gli stretti rapporti basati sulla cooperazione strategico-militare ed energetica. La difficoltà di schierarsi dei Paesi della regione, definita da alcuni studiosi come “the struggle to (not) pick side”, è aggravata dalla posizione ambigua della Cina nei confronti del conflitto. La Cina, come noto, ha importanti investimenti e progetti economici nella regione MENA e i governi non possono permettersi di alienarsi / perdere il supporto della Cina.

Alla votazione del 2 marzo 2022 all’Assemblea Generale della Nazioni Unite la maggioranza degli Stati arabi ha votato a favore della risoluzione che chiedeva il ritiro incondizionato della Russia dal territorio ucraino. La Siria ha votato contro la risoluzione dato che il regime di Bashar Al-Assad non avrebbe mai potuto contrastare la ribellione armata per undici anni senza l’aiuto militare e strategico della Russia, che pare abbia trasferito dei combattenti siriani pronti a essere impiegati sul fronte ucraino. Si sono invece astenuti Algeria, Iran, Iraq e Sudan.

Bisogna inoltre ricordare che in diverse aree della regione la Russia svolge un ruolo in conflitti complessi, come per esempio in Libia. Gli esiti della guerra in Ucraina influenzeranno dunque anche il ruolo della Russia in questi contesti. 

 

L’insicurezza alimentare è certamente una delle ripercussioni che preoccupano di più la regione. Come mai?

Il problema dell’insicurezza alimentare non è nuovo nella regione, tanto che è considerata una delle regioni più insicure al mondo dal punto di vista alimentare (e non solo).

La situazione già preoccupante si è aggravata con l’emergenza Covid prima e con lo scoppio della guerra in Ucraina poi. È divenuta particolarmente critica in Paesi come lo Yemen, la Siria, il Libano e l’Egitto.

I Paesi del Medio Oriente e Nord Africa sono grandi importatori di cerali, materie prime e prodotti alimentari.

Si stima che fra il 2019 e il 2021 l’Egitto, che ha una popolazione di circa 110 milioni di abitanti e che ha un consumo di pane due volte superiore alla media mondiale, ha importato l’85% di grano dalla Russia e dall’Ucraina. In Libano, sprofondato in una crisi economica senza precedenti, la sicurezza alimentare è minacciata dalla carenza di cereali, ma anche di quella di fertilizzanti che hanno un grave impatto sulla produzione agricola locale. La scarsità delle materie prime per produrre beni di consumo alimentare primario porta inevitabilmente all’incremento dei prezzi dei generi alimentari in Paesi già messi a dura prova dalle crisi economiche, dai conflitti locali e dalle emergenze umanitarie. Il rincaro dei generi alimentari fa crescere esponenzialmente il rischio di sommosse popolari, come già avvenuto per le rivolte del 2011.

 

E per quanto riguarda la questione energetica?

I Paesi del Medio Oriente e Nord Africa rappresentano l’alternativa alla dipendenza energetica dei Paesi europei dalla Russia. I Paesi produttori di idrocarburi, dunque, potrebbero trarre vantaggio da nuovi accordi con i Paesi europei per gli approvvigionamenti di gas e petrolio, ma non è detto che accettino di aumentare la produzione per soddisfare i bisogni dei Paesi europei. Nel marzo scorso, per esempio, l’Opec plus ha deciso di non aumentare la produzione per mantenere il prezzo del petrolio sotto controllo.

 

 

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