Mobilità internazionale, vocazione globale: la storia di Julien Stauffer

Julien Stauffer
Julien Stauffer

Servizio relazioni internazionali e mobilità

30 settembre 2025

Julien Stauffer, classe 1979, ha conseguito il Bachelor in Scienze della comunicazione nel 2006 e successivamente un Master in Comunicazione istituzionale nel 2008.

Dopo aver maturato numerose esperienze in ambito diplomatico in Serbia, Montenegro e in diversi Paesi africani, oggi ricopre il ruolo di Capo sezione Affari Economici, Finanziari e Politiche Settoriali presso l’Ambasciata di Svizzera in Italia.

Julien è stato tra i primi studenti dell’USI a partire per una mobilità internazionale, in un momento in cui il Servizio relazioni internazionali muoveva i suoi primi passi (ricordiamo che è stato fondato nel 2005). Nell’autunno del 2006 ha infatti trascorso un semestre presso la Virginia Tech, negli Stati Uniti.

A distanza di quasi vent’anni, abbiamo chiesto a Julien di raccontarci in che modo l’esperienza di mobilità abbia influito sul suo percorso formativo e professionale, fino alla carriera diplomatica di oggi.

 

Julien, ti chiediamo di fare un salto indietro nel passato e ricordare i tempi dei tuoi studi all’USI. Quali erano i tuoi sogni nel cassetto e le tue ambizioni?

Grazie innanzitutto per questo tuffo nel passato! In quel periodo sentivo un forte bisogno di imparare e scoprire realtà e modi di riflettere diversi dai miei, da quello che era stato il mio mondo fino a quel momento. Con il sogno di poter un giorno lavorare in un ambiente che mi avrebbe permesso di viaggiare, incontrare persone nuove e vivere delle belle avventure.

Cosa ti ha spinto a voler fare un semestre di mobilità? Era un’esperienza di cui si parlava già tra i tuoi coetanei?

Inizialmente si trattava di scegliere tra uno stage in azienda e un’esperienza di mobilità. La svolta è arrivata grazie al corso in Social Marketing del Prof. Brinberg, con un gruppo misto di studenti USI e Virginia Tech (VT). È stato lui a parlarmi della VT, e l’idea di migliorare il mio inglese, conoscere la cultura americana e studiare in un sistema così diverso dal nostro mi ha convinto a candidarmi per un semestre in Virginia.

In che modo la mobilità ha influenzato il tuo percorso di studi? Hai cambiato prospettiva, interessi, o ambizioni?

L’esperienza negli Stati Uniti ha avuto un impatto decisivo sul mio percorso. Mi ha permesso, sul piano umano, di creare legami che sono poi stati fondamentali per avviare la mia società a Lugano e sviluppare nuove attività. È stato anche il momento in cui ho scoperto il piacere di raccontare e spiegare il mio paese a persone di culture diverse, sia durante i corsi che frequentavo che con i miei nuovi amici. Questo mi ha spinto a voler conoscere ancora meglio la Svizzera: è confrontandoti con un’altra cultura che inizi davvero a capire da dove vieni.

Ci sono competenze o contenuti appresi durante il periodo all’estero che hai poi ritrovato utili negli anni successivi?

Dal punto di vista dei contenuti, i corsi di geopolitica e giornalismo comparato sono stati particolarmente stimolanti. Anche il metodo d’apprendimento era diverso, con molto spazio alla lettura e alla scrittura settimanale di elaborati (essay). Naturalmente, il mio inglese è migliorato sensibilmente!

L’esperienza all’estero ha giocato un ruolo nella decisione di intraprendere la carriera diplomatica?

Diciamo che ha rafforzato il mio interesse per questo percorso, un interesse nato proprio sui banchi dell’USI grazie all’ispirazione di diversi professori.

Quali aspetti della mobilità ritieni ti abbiano preparato meglio alla dimensione internazionale del lavoro diplomatico?

La vita da diplomatico ti spinge a metterti continuamente in discussione, a consolidare i tuoi valori e ad aggiornare costantemente le tue conoscenze. Ogni 3-4 anni cambi Paese, abitudini, riferimenti. Ti ritrovi lontano da famiglia e amici, spesso in un contesto linguistico e culturale che conosci solo superficialmente, o per niente. Dopo l’euforia dei primi mesi arriva quasi inevitabilmente una fase di dubbi, di shock culturale. Eppure, devi saper costruire in fretta legami autentici, sul piano personale e professionale, anche in situazioni complesse. Solo allora inizi davvero a sentirti a tuo agio. Molte di queste emozioni e sfide le ho vissute per la prima volta durante il mio soggiorno di studio negli Stati Uniti: una grande lezione di vita, un’esperienza preziosa per il futuro.

Se guardi alla tua carriera oggi, cosa diresti a chi sta decidendo se partire per una mobilità internazionale?

Direi: parti, proprio perché ti spaventa e ti sembra complicato. È esattamente il momento giusto per farlo. Uscire dalla tua comfort zone ti farà scoprire forze e risorse che non sapevi di avere. È lì, nell’incertezza e nella novità, che inizi davvero a crescere.

C’è stato un episodio o un momento particolare, durante il periodo all’estero, che ancora oggi ti torna in mente?

Sono tanti gli episodi che mi tornano in mente, ma ricordo con affetto che la domenica sera ci si ritrovava nella cucina dei nostri dormitori con un piccolo gruppo di italiani, tedeschi, americani e svizzeri per mangiare gli spaghetti al pomodoro. Era come ritrovare un po’ la famiglia. Ah, e cucinavano gli italiani…ça va sans dire.

Cosa diresti allo "studente" che eri nel 2006, con lo zaino pronto e un biglietto aereo in mano?

Non puoi nemmeno immaginare quanto quest’esperienza sarà stimolante e significativa per il tuo futuro. Resta aperto, coltiva la tua curiosità e non scoraggiarti mai.