Cecilia Soresina, PhD presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società, racconta l'evento "Corpi mutanti, Donne , tempo e cura".
Servizio pari opportunità
10 marzo 2026
In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, il Servizio pari opportunità e l’Istituto di studi italiani dell’USI hanno promosso un’iniziativa dal titolo Corpi mutanti. Donne, tempo, cura, dedicata ai corpi femminili e alle soggettività non conformi, ancora esposti a norme culturali, sociali e politiche che ne condizionano la rappresentazione, il riconoscimento e le forme della cura.
Per l’incontro, tenutosi il 10 marzo, sono state scelte tre relatrici che, pur provenendo da ambiti di ricerca differenti, hanno affrontato questioni strettamente connesse secondo prospettive complementari: Gloria Origgi, filosofa del CNRS di Parigi e autrice di La donna è mobile. Filosofia della menopausa (Giulio Einaudi editore, 2025); Alessandra Sarchi, scrittrice la cui opera è caratterizzata da una costante attenzione al tema del corpo, in particolar modo a quello disabile; e Gloria Dagnino, ricercatrice dell’Università degli Studi di Udine, che sta dedicando i propri studi all’invecchiamento femminile nel cinema.
La serata è stata preceduta da tre incontri laboratoriali di lettura critica aperti al pubblico, che hanno coinvolto studentesse e studenti, dottorande e dottorandi e membri del personale accademico dell’USI. Più che offrire risposte già definite, il percorso è stato concepito come uno spazio di lettura condivisa e di confronto, da cui far emergere questioni da sottoporre poi alle relatrici. Ciascuna e ciascuno è stato libero di reagire agli estratti proposti richiamandosi tanto alla propria esperienza personale, intesa non come elemento privato o accessorio, ma come atto politico, quanto al proprio retroterra di studi e di conoscenze.
Il primo incontro, guidato da Federica Frediani, si è concentrato su alcuni estratti di La donna è mobile. Filosofia della menopausa, assumendo il climaterio come esperienza trasformativa a partire dalla quale interrogare l’identità femminile; il secondo, condotto da Cecilia Soresina e Sara Sermini, ha proposto una lettura di testi di Alessandra Sarchi — La notte ha la mia voce (Einaudi, 2017), il racconto La tana, compreso nella raccolta Via da qui (minimum fax, 2022), e Buchi neri (Industria & Letteratura, 2025) — per riflettere sul rapporto fra corpo e disabilità; l’ultimo laboratorio ha infine permesso di mettere a punto le domande da rivolgere alle ospiti.
In particolare, sono stati individuati alcuni temi comuni all’esperienza delle tre relatrici, avvertiti come particolarmente urgenti: l’esigenza di ripensare il desiderio a partire dalla distinzione fra soggetto desiderabile e soggetto desiderante; la necessità di interrogarsi sul condizionamento dello sguardo nella formazione della nostra identità; il potere dell’immaginazione e delle arti nel mettere in crisi i binarismi e nell’aprire nuove possibilità di autorappresentazione e di relazione.
Coerentemente con il percorso che lo ha preceduto, l’incontro del 10 marzo si è rivelato un’occasione proficua per approfondire molte delle questioni maturate durante i momenti di lettura collettiva. Nel suo intervento intitolato Esperienze trasformative, Gloria Origgi ha riflettuto sui processi di mutamento del corpo femminile e sul modo in cui essi possono diventare un’occasione per ripensare il nostro rapporto con la realtà; Alessandra Sarchi, nel contributo L’alterità del luogo che abitiamo, il nostro corpo, ha affrontato, a partire da un assunto di Roland Barthes, il tema del corpo come soglia, come luogo di relazione e di testimonianza; infine, Gloria Dagnino ha proposto, in Cinema e invecchiamento: una questione di genere?, un’analisi dell’invecchiamento delle donne nel cinema, muovendo dapprima da una ricognizione quantitativa della sottorappresentazione dei personaggi femminili sopra i cinquant’anni nel cinema europeo fra il 2014 e il 2023, per offrire poi un approfondimento sul fenomeno della mostrificazione femminile nel cinema.
Nella parte conclusiva della serata, le domande preparate collettivamente hanno consentito di precisare ancora il ruolo dell’immaginazione e delle arti nel ripensare la nostra posizione all’interno di contesti che regolano e disciplinano il corpo, la necessità di tornare a interrogare la temporalità e il desiderio in una società ancora segnata da logiche di produttività ed efficienza e l’urgenza di costruire un’empatia che non sia mera identificazione, bensì comprensione delle istanze e delle esperienze altrui.
Soprattutto, il confronto con le relatrici ha fatto emergere la necessità di interrogare criticamente le pratiche che condizionano il nostro modo di studiare, il nostro sguardo e il nostro rapporto con l’altro, nella prospettiva di ripensare, in maniera più attenta e consapevole, il nostro modo di abitare il presente.