La verità sotto minaccia: la riflessione di uno Scholar at Risk. Di Parwiz Mosamim
Servizio relazioni internazionali e mobilità
9 aprile 2026
La verità sotto minaccia: la riflessione di uno Scholar at Risk
Di Parwiz Mosamim
Permettetemi di iniziare con una semplice riflessione: non si comprende appieno né si apprezza il valore della libertà accademica finché non la si perde.
Come studioso a rischio proveniente dall'Afghanistan, ex giornalista e persona che ha vissuto un breve periodo di libertà accademica e di espressione nel proprio Paese, ho imparato quanto velocemente queste libertà possano svanire. Oggi, sotto il regime talebano, la libertà accademica e la libertà di espressione sono diventate quasi impossibili da praticare in Afghanistan. Le università sono strettamente controllate, il pensiero critico è soppresso e le donne sono ampiamente escluse dall'istruzione, dal lavoro e dalla vita pubblica.
Queste sfide non si limitano a un unico contesto nazionale. I recenti sviluppi in tutto il mondo, dall'Ucraina alla Russia, fino a Gaza e persino i dibattiti all'interno delle società democratiche occidentali, ci ricordano che la libertà accademica non può essere data per scontata. È un valore fragile che richiede costante vigilanza e protezione.
Da quando l'Afghanistan è caduto nelle mani dei Talebani nell'agosto 2021, molti studiosi afghani, me compreso, hanno sperimentato sia la perdita della libertà accademica, sia la solidarietà che può emergere all'interno della comunità accademica globale. Programmi come Scholars at Risk dimostrano il ruolo cruciale che le università possono svolgere nel proteggere gli studiosi che affrontano minacce, sfollamenti o repressioni nei loro Paesi d'origine. Offrendo posizioni temporanee di ricerca o di insegnamento, spazi sicuri per il lavoro intellettuale e opportunità per continuare le carriere accademiche, questi programmi forniscono vie di scampo essenziali.
Tuttavia, il sostegno agli studiosi a rischio dovrebbe estendersi oltre le borse di studio temporanee. Restano aperte questioni importanti: cosa succede quando il periodo di finanziamento termina? In che modo le istituzioni valutano i rischi che gli studiosi potrebbero correre se tornassero nei loro Paesi d'origine? La responsabilità istituzionale finisce con la conclusione della borsa di studio?
Un sostegno significativo richiede più di programmi formali o gesti simbolici. Esige un impegno costante e un coinvolgimento profondo. Le università devono creare ambienti accademici in cui gli studiosi a rischio si sentano accolti, ascoltati e sostenuti. A volte, il supporto significativo può essere semplice: riconoscere le loro esperienze, invitarli nelle conversazioni accademiche o aiutarli a costruire reti professionali e opportunità future.
È altrettanto importante riconoscere che gli studiosi a rischio non sono solo beneficiari di sostegno, ma anche contributori per le loro istituzioni ospitanti. Molti hanno resistito a regimi autoritari, difeso la libertà intellettuale e pagato un alto costo personale per averlo fatto. Essi portano competenze preziose, resilienza e prospettive plasmate da esperienze vissute di repressione e resistenza. La loro presenza arricchisce le università rafforzando la diversità intellettuale, incoraggiando il dialogo interdisciplinare e ricordando alle comunità accademiche perché la libertà accademica sia così importante.
Allo stesso tempo, gli studiosi a rischio portano con sé delle responsabilità. Devono rispettare le culture, i valori e i principi delle istituzioni e delle società che li ospitano. Il rispetto reciproco e la collaborazione sono essenziali per costruire ambienti accademici inclusivi e solidali.
In definitiva, proteggere la libertà accademica inizia con una domanda che ognuno di noi deve affrontare: cosa significa per me la libertà accademica? E, forse ancora più importante: come posso proteggerla dalla posizione in cui mi trovo oggi?
La libertà accademica è minacciata non solo dai regimi autoritari, ma anche dall'indifferenza, dal silenzio o dalla graduale normalizzazione delle restrizioni alla conoscenza e alla parola. Il silenzio e la neutralità raramente sono scelte neutrali. Come membri della comunità scientifica e accademica, abbiamo responsabilità professionali ed etiche nel sostenere i principi che sorreggono la ricerca, l'insegnamento e il libero confronto.
Uno dei modi più efficaci con cui le università possono proteggere la libertà accademica è insegnarne l'importanza alle future generazioni di studiosi e studenti. Molti studenti nelle società democratiche (occidentali) potrebbero avere poca esperienza di un mondo privo di libertà accademica. Eppure, per milioni di persone in tutto il mondo, la capacità di porre domande critiche, condurre ricerche indipendenti o discutere apertamente di questioni politiche è tutt'altro che garantita.
Insegnare agli studenti queste realtà li aiuta a capire che la libertà accademica non è solo un principio astratto. È una condizione fondamentale che modella il modo in cui la conoscenza viene prodotta, condivisa e messa in discussione.
Per gli studiosi che hanno perso queste libertà, programmi come Scholars at Risk offrono più di un supporto istituzionale: offrono speranza. Dimostrano che le università possono agire collettivamente per difendere la verità, proteggere il coraggio intellettuale e schierarsi in solidarietà con chi subisce la repressione.
Il tema del 25° anniversario della rete internazionale Scholars at Risk (SAR) e del 10° anniversario della sua sezione svizzera, "La verità conta" (Truth Matters), è quindi particolarmente significativo. In un mondo in cui la verità è spesso contestata, manipolata o soppressa, difendere la libertà accademica diventa essenziale per salvaguardare il perseguimento della conoscenza stessa.
Il mio viaggio come studioso a rischio ha rivelato sia la vulnerabilità che la resilienza della libertà accademica. Sebbene rimanga molto lavoro da fare per garantire che queste libertà siano protette ovunque, rimango fiducioso che la comunità accademica globale continuerà a difenderle.
La libertà accademica non è mai garantita. Deve essere protetta, praticata e tramandata alle generazioni future.
E per quelli di noi che l'hanno persa una volta, il suo valore diventa più chiaro che mai.
Parwiz Mosamim è dottorando di ricerca presso l'Istituto di comunicazione e politiche pubbliche, USI.
Nota: la versione pubblicata costituisce una traduzione dall’originale in lingua inglese.
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Questo testo è parte di una serie di contributi sulla libertà accademica vista da diverse prospettive e ambiti di studio e ricerca, evidenziandone il carattere interdisciplinare. Accogliamo con piacere i contributi e le riflessioni di tutta la comunità accademica dell’USI. Informazioni dettagliate sull’iniziativa sono disponibili qui.