"Se le donne vogliono, tutto si ferma": il significato storico del 14 giugno attraverso la testimonianza della storica Lisa Fornara

Il grande sciopero femminista del 14 giugno del 1991
Il grande sciopero femminista del 14 giugno del 1991

Servizio pari opportunità

5 giugno 2026

Dalla parità iscritta nella Costituzione allo sciopero delle donne, la storica ticinese Lisa Fornara, docente e formatrice SUPSI in didattica della storia e referente per il DFA del servizio gender&diversity, rilegge una data centrale per la Svizzera, intrecciando storia contemporanea, storia delle donne e di genere, educazione al genere e storia della scuola.

Il 14 giugno, in Svizzera, rappresenta una data in cui coesistono memoria storica, rivendicazione politica e riflessioni sul presente. Nel 1981, proprio il 14 giugno, la parità tra donne e uomini veniva iscritta nella Costituzione federale; oggi il principio è sancito dall’articolo 8 capoverso 3, che afferma l’uguaglianza di diritto e di fatto, anche nella famiglia, nell’istruzione, nel lavoro e nel salario.

La storia delle rivendicazioni delle donne anticipa significativamente i primi disegni di legge per la parità, poiché «la dimensione formale e la dimensione reale non sempre coincidono». Proprio nella frattura tra ciò che viene riconosciuto sulla carta e gli effettivi cambiamenti nella vita concreta risiede il significato profondo del 14 giugno.

La storia dei diritti delle donne può essere letta attraverso grandi ondate. La prima è quella suffragista, che rivendica il diritto di voto e di eleggibilità; la seconda, soprattutto dagli anni Sessanta, mette al centro il corpo, i diritti riproduttivi, il lavoro e le discriminazioni materiali; le mobilitazioni più recenti allargano ulteriormente lo sguardo alla violenza di genere, al consenso, alle identità LGBTQIA+ e alle forme meno visibili di esclusione, poiché «le donne, dopo aver ottenuto il diritto di voto, cominciano a rendersi conto che questo non basta per contrastare le discriminazioni».

La Svizzera, in questa storia, occupa una posizione particolare. Il suffragio femminile federale arriva solo nel 1971; dieci anni dopo, nel 1981, la parità viene sancita dalla Costituzione. Si tratta di un passaggio decisivo, benché non risolutivo. Fornara ricorda infatti che, anche dopo quel riconoscimento, molte disuguaglianze continuavano a segnare la vita concreta delle donne. Fino all’entrata in vigore del nuovo diritto matrimoniale, nel 1988, le mogli non godevano ancora di una piena autonomia; il nuovo diritto introduce il partenariato tra pari, permettendo alle donne di lavorare senza il consenso del marito, disporre del proprio reddito e avere conti bancari propri.

Anche la scuola, osserva Fornara, testimonia la lentezza dei cambiamenti culturali: ancora all’inizio degli anni Novanta, ragazze e ragazzi venivano separati per attività considerate “adatte” al loro genere, come la tecnica dell’abbigliamento per le une e le attività tecniche e manuali per gli altri.

Sulla scia dell’insoddisfazione crescente relativa a una parità valida solo teoricamente, circa mezzo milione di donne scesero in piazza per rivendicare i propri diritti con uno slogan destinato a restare nella memoria collettiva: «Se le donne vogliono, tutto si ferma».

Tra i temi centrali dello sciopero del 1991 vi è anche il lavoro non retribuito, domestico e di cura, spesso invisibile e dato per scontato. Fornara richiama qui una questione ancora attualissima: «Siamo ancora convinti, da qualche parte, che esista una predisposizione naturale delle donne alla cura. E questo ha effetti deleteri». Il problema, dunque, non è solo economico, ma culturale: riguarda il modo in cui educhiamo bambine e bambini, distribuiamo responsabilità e riconosciamo valore.

Anche il Ticino partecipa alla mobilitazione del 1991. Nella Svizzera italiana lo sciopero ebbe un rilievo significativo, legato in particolar modo alla dimensione sindacale.

Gli effetti politici non furono immediati, ma contribuirono a tenere aperto il dibattito. Nel 1996 entra in vigore la Legge federale sulla parità dei sessi, che vieta la discriminazione nella vita professionale, comprese assunzione, condizioni di lavoro, retribuzione, promozione, licenziamento e molestie sessuali. Successivamente furono introdotte altre misure volte a tutelare l’equità fra uomini e donne, quali il regime dei termini per l’interruzione di gravidanza nel 2002, l’indennità di maternità nel 2005, l’adesione alla Convenzione di Istanbul per combattere la violenza di genere nel 2018 e la revisione del diritto penale sessuale nel 2024 con il principio del “No significa no”.

Nel 2019, il 14 giugno torna al centro del dibattito pubblico quando un nuovo sciopero femminista riporta in piazza centinaia di migliaia di persone. Negli ultimi anni si sono affermati temi come la violenza, il consenso, lo stalking, il sessismo nella lingua e nella comunicazione e il riconoscimento sociale del valore delle donne. Nel 2026, inoltre, è stato attivato in tutta la Svizzera il numero 142 per l’aiuto alle vittime di violenze fisiche, psichiche o sessuali, gratuito e raggiungibile 24 ore su 24.

Il presente, tuttavia, resta attraversato da contraddizioni. La parità salariale, pur essendo un diritto costituzionale, non è ancora raggiunta: secondo l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo, in Svizzera le donne guadagnano mediamente il 16,2% in meno degli uomini e le previsioni più ottimistiche auspicano che solo nel 2148 verrà raggiunta la parità effettiva.

Fornara invita allora a non leggere la storia dei diritti delle donne come una linea retta, fatta solo di conquiste progressive, poiché ogni avanzamento può incontrare resistenze.

«Siamo in una fase in cui c’è ancora molto da fare», afferma. E aggiunge una considerazione tanto semplice quanto radicale: «La parità conviene a tutti. Se un uomo è sposato con una donna discriminata dal punto di vista salariale, indirettamente è discriminato anche lui».

Per saperne di più sulla storia delle donne, sul femminismo e sull'uguaglianza, ecco alcuni consigli di lettura:

  • L’ideologia gender è pericolosa, di Laura Schettini — Laterza
  • Le donne nella storia europea, di Gisela Bock — Laterza
  • Fare femminismo, di Giulia Siviero — Nottetempo
  • Chi ha cucinato l’ultima cena? Storia femminile del mondo, di Rosalind Miles — Fandango Libri
  • Donne, potere, storia. La storia della parità in Svizzera, a cura della Commissione federale per le questioni femminili — Commissione federale per le questioni femminili; per l’edizione storica cartacea: Berna, EDMZ
  • La conquista di un diritto. Il suffragio femminile in Svizzera 1848-1971, di Brigitte Studer — Armando Dadò Editore
  • Storia delle donne in Occidente, a cura di Georges Duby e Michelle Perrot