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Quattro chiacchiere con l'esperto: Luca Gambardella

(photo credits: Andrea Rizzoli)
(photo credits: Andrea Rizzoli)

Servizio comunicazione istituzionale

Il ciclo d’incontri “Quattro chiacchiere con l’esperto”, organizzato da L’ideatorio dell’USI a Cadro, prosegue sabato 16 novembre alle 15.30 ospitando Luca Gambardella, direttore dell’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale IDSIA (USI-SUPSI). A tu per tu con l’esperto, in un ambiente informale, si parla del binomio cervello umano / cervello artificiale.

Luca Gambardella, informatico, è Direttore dell’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale IDSIA (USI-SUPSI), per il quale ha iniziato a lavorare nel 1988. Proprio qui è infatti iniziata la sua carriera accademica. Il suo primo studio: la ricerca di algoritmi ispirati al comportamento delle formiche per risolvere problemi complessi nei trasporti e nella logistica.

Dopo oltre trent’anni di esperienza nella ricerca sull’intelligenza artificiale (AI), Gambardella si pone all’ascolto delle domande dei curiosi non esperti in materia, esplorando con loro due cervelli in contrapposizione: quello umano e quello artificiale. Il primo viene definito da Gambardella come “una piccola scatola, meravigliosa e misteriosa, nella quale è racchiusa la nostra capacità di ragionare, imparare, provare emozioni, amare, ricordare la nostra storia e riflettere su noi stessi”. Al contrario della macchina, che usa numeri e simboli: “da scienziati informatici e curiosi abbiamo preso ispirazione da alcune funzionalità del cervello umano e abbiamo realizzato dei cervelli artificiali che mostrano funzionalità interessanti e talvolta sorprendenti”. Una sorta di addestramento dunque, che porta il cervello artificiale, dopo avergli sottoposto una serie di esempi, a generare da solo il programma corrispondente. Impara insomma. Un cervello a tutti gli effetti? Su questo si dibatterà a L’ideatorio.  

L’intelligenza artificiale, che il prof. Gambardella presenta e insegna anche in alcuni corsi per gli studenti dell’USI e della SUPSI, è presente da tempo nella nostra quotidianità in sistemi che a volte utilizziamo senza renderci conto della “macchina” in funzione dietro le quinte, come per esempio la traduzione automatica. Prendiamo piattaforme come DeepL: “banalizzando è bastato presentare ad una macchina i testi nella lingua originale e in quella tradotta… e il gioco è fatto”, spiega Gambardella.

Di recente poi è stata data notizia della prima canzone interamente composta (brani e musica) dall'AI. Per Gambardella siamo di fronte a nuovi risultati sorprendenti e talvolta emozionanti, ma per i quali è opportuno porsi alcune domande. La musica prodotta dall’AI è infatti generata in maniera automatica a partire da esempi e da elaborazioni, “senza dover spiegare in modo dettagliato al cervello artificiale cosa voglia dire suonare e scrivere le parole”. Si può parlare quindi di macchine creative? “Se non ci preoccupiamo del processo, cioè del come che è sicuramente diverso nell’uomo e nella macchina, ma del risultato”, spiega Gambardella, “allora possiamo parlare di creatività artificiale”. Un’AI che sottostà comunque a delle questioni importanti, come sottolinea l’esperto: ascoltiamo e apprezziamo questa musica? È stato prodotto un pezzo musicale di valore?

Sono molti gli esempi e gli interrogativi che nascono parlando di intelligenza artificiale, entrando in un mondo fatto di algoritmi. Di questo universo di numeri Gambardella fa parte dall’età di 16 anni quando insieme al padre, il quale voleva avviare una nuova attività, ha frequentato un corso di basic, uno dei primi linguaggi di programmazione commerciali. Dal desiderio di aiutare il padre in questa iniziativa ha deciso di specializzarsi nel settore iscrivendosi alla Facoltà di scienze dell'informazione di Pisa. Da lì è nata la passione per gli algoritmi e per il linguaggio ai tempi principe dell'AI, chiamato lisp

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