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Clima e sviluppo sostenibile: mattinata di studio per liceali all'USI

Servizio comunicazione istituzionale

Il 15 gennaio 2019 si è svolta la mattinata di studio, organizzata dal progetto d'istituto "Sale in zucca, pensare e coltivare il futuro" del Liceo cantonale di Lugano 1 - coordinato dalle docenti Manuela Varini e Ludovica Cotta-Ramusino -, in collaborazione con l'USI e la Società ticinese di scienze naturali, che ha visto circa 450 alunni del secondo e terzo anno del liceo discutere insieme agli esperti invitati di riscaldamento globale, tecnologie sostenibili ed economia. Questo evento rientra anche nel ciclo d'incontri "Energia, clima e sviluppo sostenibile" promosso dall'Istituto di economia politica (IdEP) dell'USI ed è sostenuto dall'Accademia svizzera di scienze naturali e da éducation21.

Con questo appuntamento si riconferma l’obiettivo del ciclo d’incontri, che vuole mettere i giovani a contatto con esperti del settore per dibattere su temi di grande attualità, occasioni di scambio favorite dal contesto universitario. Tra i relatori anche Marco Gaia, Responsabile del Centro regionale sud di MeteoSvizzera, che ha sottolineato in apertura dell’incontro un aspetto centrale, ribadito in seguito anche dagli altri relatori: “Le azioni tempestive e incisive che siamo chiamati a fare per gestire le conseguenze dei cambiamenti climatici devono essere il risultato di collaborazioni che mettono in gioco più competenze: non sono coinvolti solo i climatologi, ma anche gli economisti, i giuristi, ingegneri, biologi e chimici che lavorando insieme possono sviluppare tecnologie a emissioni nulle”.

Protagonista della mattinata è stato infatti il C02, che viene emesso inevitabilmente a ogni combustione volta a produrre energia. Dal 2050 la Svizzera si è posta come obiettivo quello di non emettere più gas a effetto serra, forte delle scoperte scientifiche in materia. Ma quanto incide l’anidride carbonica sul bilancio energetico del nostro Paese? “Secondo i dati dell’Ufficio federale dell’ambiente e di quello di statistica – spiega Marco Gaia - nel 2018 in Svizzera sono state emesse circa 30 milioni di tonnellate di CO2, all’incirca il 50% da carburanti e il 50% da altri combustibili fossili. È bene osservare che il 54% dell’energia utilizzata in Svizzera proviene da combustibili fossili (petrolio e suoi derivati, gas naturale), il 20% dalle centrali nucleari, il 12% dall’idroelettrico e il restante 14% da varie fonti”. Interessante è capire quanto la Svizzera sia colpita dai cambiamenti climatici rispetto al resto del mondo. Il fenomeno è particolarmente evidente se si guarda l’aumento delle temperature: “Dal 1864 - data d’inizio delle misure sistematiche in Svizzera - la temperatura media annuale è aumentata di quasi 2 gradi Celsius, circa il doppio rispetto al resto del mondo. L’aumento non è stato lineare, ma è andato accelerando negli ultimi 30-40 anni. Anche il regime delle precipitazioni sta mostrando i primi segnali di cambiamento, anche se meno evidente, con l’intensificazione dei rovesci” continua Gaia.

La Prof.ssa Valentina Bosetti dell’Università Bocconi ha parlato di economia dei cambiamenti climatici portando all’attenzione degli alunni il premio Nobel per l’economia 2018 William Nordhaus, uno dei primi economisti a occuparsi di modelli di cambiamento climatico, permettendo così di capire che impatto hanno le sfide ambientali sull’economia (funzione di danno) e i relativi “social cost of carbon”. Anche il Prof. Marco Mazzotti dell’ETH di Zurigo è intervenuto parlando di energie rinnovabili e delle nuove tecnologie per uno sviluppo sostenibile che si prestano alla cattura e allo stoccaggio di C02. Per capire l’impatto di una fonte energetica, è opportuno tenere in considerazione l’uso diretto e indiretto di combustibili fossili: all'interno di un edificio per esempio usiamo il riscaldamento (produzione diretta) e usufruiamo dell’elettricità (uso indiretto, nel caso in cui la combustione è avvenuta al momento della produzione). Il Prof. USI-ETH Massimo Filippini ha infine ripreso questi concetti illustrando i principali strumenti di politica energetica e climatica, tra i quali le cosiddette “spinte gentili”, regole "dolci" che spingono l’individuo a cambiare comportamento, a scegliere il meglio per sé e per la società. Un esempio sono le etichette energetiche applicate ad auto ed elettrodomestici.

Non sono mancati i momenti di discussione per dare voce agli alunni, i quali hanno interrogato gli esperti sugli effettivi vincoli a livello internazionale dettati da trattati come quelli di Kyoto, sulle conseguenze del profitto delle grandi potenze mondiali portati dal petrolio e su precisazioni riguardo al funzionamento delle nuove tecnologie ad emissioni ridotte.

Il ciclo d'incontri "Energia, clima e sviluppo sostenibile" promosso dall'IdEP è stato inaugurato a dicembre 2019 e proseguirà con il terzo appuntamento il 9 marzo 2020 sempre all'USI, questa volta aperto al pubblico. Questo incontro è organizzato dal progetto "Sale in zucca" del Liceo di Lugano 1, in collaborazione con l’IdEP e con la Società ticinese di scienze naturali, la quale dedica l'intero anno 2020 al tema della sostenibilità. "È importante che la sensibilizzazione e una maggiore consapevolezza su queste tematiche parta dalle nuove generazioni, che a loro volta nelle proprie case condividono e mettono in pratica le conoscenze acquisite. Con questo terzo incontro, si invitano anche le famiglie, insieme agli allievi, a confrontarsi con la tematica dello sviluppo sostenibile e vedere sempre di più nel contesto universitario un luogo d’incontro e scambio" spiega il Prof. Massimo Filippini.

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