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Quattro chiacchiere con l'esperta: Rosalba Morese

Servizio comunicazione istituzionale

Rosalba Morese è il quarto esperto invitato a L’ideatorio per una chiacchierata informale con il pubblico organizzata sabato 15 febbraio 2020 a Cadro. Assistente postdoc presso la Facoltà di scienze della comunicazione dell’Università della Svizzera italiana, ha ottenuto il dottorato di ricerca in neuroscienze all’Università degli Studi di Torino. “Emozioni e neuroni specchio” è il tema dell’incontro, dal quale traspaiono le sue competenze interdisciplinari. Nelle sue ricerche infatti Morese tocca e fa interagire due discipline che caratterizzano il suo percorso formativo, da una parte le neuroscienze e dall’altra la psicologia sociale.

Laureata in Psicologia all'Università degli Studi di Parma, ha in seguito ricoperto diversi incarichi di docenza presso il Dipartimento di Psicologia e la Facoltà di Medicina e Chirurgia. L’interesse per le neuroscienze nasce durante il suo percorso di studi, quando ha frequentato un corso tenuto proprio dal gruppo di neuroscienziati che ha scoperto i neuroni specchio. “Questo incontro ha segnato il mio percorso formativo ed è nata così la curiosità di vedere con occhi diversi i processi psicologici studiati dalla psicologia sociale - afferma Morese. Poter sperimentare nuovi approcci allo studio della mente e del comportamento sociale è la sfida che più mi affascina”.

Ma cosa sono i neuroni specchio e che legame hanno con le nostre emozioni? “I neuroni specchio ci permettono non solo di capire le azioni degli altri ma anche le intenzioni e le emozioni. Attraverso questo sistema gli altri 'risuonano' dentro di noi: per esempio guardare qualcuno che prova dolore elicita lo stesso meccanismo ed entriamo in empatia” spiega Morese. L'empatia riveste infatti un ruolo centrale nella nostra vita sociale, andando a toccare anche altre sfere come quella culturale o il sistema familiare e sociale. Morese nelle sue ricerche indaga - collocandosi nell’ambito delle neuroscienze sociali - proprio i meccanismi neurofisiologici coinvolti durante la comunicazione e le nostre interazioni, andando ad utilizzare metodiche d’indagine molto sofisticate come la risonanza magnetica funzionale (fMRI), che permette di capire quali siano le basi cerebrali di molti comportamenti. “Nell'ultima ricerca pubblicata con dei colleghi dell'Università di Vienna abbiamo studiato l'effetto del supporto sociale dopo aver provato l'esperienza dolorosa dell'esclusione sociale. I partecipanti dello studio sono stati sottoposti all'esame fMRI durante l'esclusione sociale e dopo aver ricevuto supporto da parte di una persona cara attraverso il tocco della mano. I risultati mostrano come il supporto sociale fisico possa alleviare il dolore provocato dall'esclusione, molto probabilmente perché ne riduce le attivazioni cerebrali” continua Morese.

L’applicazione di modelli teorici diversi, come quelli neurofisiologici e psicologici, consente di integrare diversi livelli di analisi. E il Ticino si è mostrato per Morese come luogo ideale in cui far incontrare più discipline e sperimentare nuove strade: “Sono stata conquistata dalla struttura e dall'approccio interdisciplinare della Facoltà di scienze della comunicazione e dell'Istituto di salute pubblica della Facoltà di scienze biomediche dell'Università della Svizzera italiana a cui afferisco. Qui il dialogo tra discipline diverse permette di sviluppare nuove prospettive di ricerca e di aprire nuovi orizzonti, aspetti fondamentali per un ricercatore. Il tutto in un contesto che permette lo scambio con ricercatori di altissimo livello internazionale, in un territorio molto sensibile alle tematiche di mio interesse" conclude Morese. 

 

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