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Students4Hospitals, storie di studenti pronti a fare rete

Rahel Schmidt
Rahel Schmidt

Servizio comunicazione istituzionale

Alcuni studenti presso l’ETH di Zurigo si sono attivati durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria istituendo la piattaforma online Students4Hospitals, che ha permesso agli studenti di varie Facoltà da tutta la Svizzera di annunciarsi come volontari per aiutare ospedali, laboratori, case anziani e istituzioni che necessitavano di personale non sanitario per affrontare questo periodo. Tra gli ideatori di questa iniziativa Rahel Schmidt, studentessa che a settembre inizierà il suo percorso di Master in medicina umana all’USI e che ora sta già svolgendo un periodo di stage presso il laboratorio di immunologia cellulare diretto dalla prof.ssa Federica Sallusto all’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB) a Bellinzona. Le abbiamo posto alcune domande sul progetto e sul suo percorso di studio.

Appena l’ETH ha deciso di chiudere il campus a causa dell’emergenza alcuni studenti sono stati chiamati da varie istituzioni sanitarie per sopperire alla carenza di personale e aiutare per esempio con le nuove misure di controllo all’ingresso degli ospedali. È il caso di Rahel Schmidt, studentessa dell’ETH, coinvolta da subito dal Kantonsspital di Baden. Questa esperienza ha portato lei e il suo compagno Luca Schaufelberger a riflettere su come permettere agli studenti, a casa a studiare in modalità eLearning, di mettersi in gioco e investire il tempo a loro disposizione al servizio della società. Il 15 marzo, grazie all’incoraggiamento del prof. dell’ETH Jörg Goldhahn, hanno preso una decisione: dare il via al progetto Students4Hospitals. Con un team interdisciplinare di circa 40 studenti la piattaforma era presto online: gli studenti potevano registrarsi per offrire il loro aiuto come personale non sanitario e una task force era da subito pronta smistare i volontari presso le istituzioni che hanno richiesto supporto. "Il nostro obiettivo – spiega Rahel - era proprio quello di portare gli studenti (che non studiano medicina) a lavorare in prima linea. I compiti comprendono diverse tipologie di mansioni dettate dalla pandemia: controllare gli ingressi, disinfettare le aree per i visitatori, supportare i laboratori o ancora trascorrere del tempo con le persone anziane sole”. Dopo mesi di grande attività il bilancio è stato positivo: “Se ripenso a quei giorni sono felice di poter dire che la nostra iniziativa è stata di impatto: abbiamo aiutato più di 20 istituzioni sanitarie grazie all’azione di un centinaio di studenti. I riscontri ricevuti sono stati molto positivi, sia per le istituzioni che per i volontari” racconta Rahel.

Quando gli studenti fanno rete possono creare iniziative importanti come questa, nate durante l’emergenza. E dopo Studens4Hospitals le idee non mancano: Rahel e Luca infatti stanno già pensando di organizzare un evento nel mese di ottobre e novembre sul tema delle vaccinazioni, coinvolgendo alcuni membri del team di Student4Hospital. Rahel ha però varie sfide all’orizzonte, che toccheranno il Ticino. Ora si trova infatti già a Bellinzona, a svolgere uno stage presso l’IRB affiliato all’USI, e a settembre raggiungerà Lugano per iniziare il Master in medicina umana con grandi aspettative: “mi auguro di trovare modalità di apprendimento interattive, con professori aperti a rispondere alle nostre domande e a spingerci a pensare 'fuori dagli schemi'”. Rahel vuole conciliare l’obiettivo di diventare medico con i suoi interessi di ricerca, per esempio nel campo dell’immunologia cellulare, che sta approfondendo nel corso del suo stage. Non possono mancare inoltre i progetti “extra-curriculari”: “Mi piacerebbe per esempio contribuire a rafforzare ulteriormente il legame tra il Ticino e le varie regioni linguistiche” conclude. La studentessa ha già molte idee in cantiere ed è pronta a fare della Svizzera italiana la sua nuova casa.

 

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