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Da una piccola università ai colossi del marketing

La sede centrale della Procter & Gamble a Cincinnati, USA (crediti: J. Stephen Conn, su licenza Creative Commons)
La sede centrale della Procter & Gamble a Cincinnati, USA (crediti: J. Stephen Conn, su licenza Creative Commons)

Servizio comunicazione e media

Laura Magon, P&G

Nove anni fa varcavo per la prima volta la porta della sede di Procter & Gamble a Ginevra, intimidita dalla sua grandezza. Mi trovavo in una città mai visitata prima, sbarcata mezz’ora prima dall’aereo che lì mi aveva portato direttamente da Lugano. Era il giorno del mio colloquio, nel marzo del 2008.

Ci vollero 24 ore: il giorno seguente ricevetti la telefonata, assunzione confermata, inizio previsto a novembre, giusto un mese dopo la discussione della mia tesi di laurea. A nove anni di distanza, mentre scrivo queste parole, rifletto sul percorso fatto. Un percorso che mi ha insegnato cosa significa “fare marketing” tra le mura di un’azienda globale, che produce prodotti che fanno parte della vita quotidiana di miliardi di persone in tutto il mondo.

Tutto è iniziato con un programma di rotazione di ruoli professionali, previsto circa ogni due anni all’interno del gruppo, che mi ha dato la possibilità di applicare la teoria appresa sui banchi dell’università in diversi aspetti aziendali: dallo sviluppo di piani di commercializzazione per prodotti di protezione femminile, al piano europeo di pubblicità e promozione dei Giochi Olimpici di Londra 2012. Grazie a queste esperienze ho avuto poi l’occasione di trasferirmi negli Stati Uniti, per un ruolo “corporate”, riguardante la comunicazione centrale dell’azienda. Lavorare nel “quartier generale” mi ha fatto scoprire una nuova dimensione della realtà del gruppo di cui faccio parte e ogni giorno continuo a imparare e a crescere.

Penso che la ricchezza di un’esperienza all’estero di questo tipo si manifesti non solo a livello culturale – essendo abituata a confrontarmi con colleghi di tutto il mondo –, ma soprattutto a livello personale. Lasciare famiglia e amici per trasferirsi nel Midwest americano è stato infatti parecchio difficile, ma anche piuttosto sorprendente.

Ogni giorno sono fiera di fare la mia parte in questo affascinante percorso; una partita nella quale riscopro il ruolo che l’USI ha svolto, a diversi livelli. Sui banchi del Bachelor e soprattutto del Master in Marketing ho innanzitutto imparato il valore della diversità, che porta studenti di diversa provenienza (non solo geografica, ma anche culturale) a lavorare insieme.

Studiare in Svizzera mi ha poi aperto gli orizzonti, motivandomi ad impostare la mia carriera su scala internazionale. L’aver studiato in una università a misura di studente mi ha permesso di incontrare non solo dei professori ma dei veri maestri, capaci di accompagnarmi negli studi vedendo in me non tanto la studentessa di allora, bensì la brand manager di oggi.

Infine, studiare in una Facoltà che permette agli studenti di applicare la teoria alla realtà autentica delle aziende (attraverso i field project) mi ha dato la possibilità di apprendere capacità specifiche, dimostratesi molto utili nel mio cammino professionale con P&G: la capacità di lavorare in gruppo, di risolvere problemi complessi e di sviluppare strategie, tutti requisiti ormai necessari per l’accesso al mondo del lavoro.

 

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