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Un "selfie" è per sempre

Un 'selfie stick' (immagine: Wikipedia)
Un 'selfie stick' (immagine: Wikipedia)

Servizio comunicazione e media

Nel variegato mondo dei social media la pubblicazione di contenuti ‘temporanei’, soprattutto fotografie, sta prendendo molto piede, come dimostrano le cifre d’utilizzo di piattaforme come Snapchat (con i suoi 150 milioni di utenti giornalieri) e Instagram Stories (che ne conta oltre 250 milioni).

Su queste e altre piattaforme si osserva una sempre più diffusa tendenza a pubblicare ‘selfie’ di persone ritratte in situazioni balzane o addirittura disinibite, noncuranti dei possibili effetti sui destinatari (‘viewers’). Di fatto, la condivisione di contenuti ‘senza freni’, anche se solo per poco tempo, non cambia la probabilità che i viewers giudichino tali contenuti – e quindi anche gli stessi autori (‘sharers’) – con severità o discredito. In altre parole, fra sharers e viewers vi è asimmetria nella percezione di utilizzo di questi portali: i primi li usano con leggerezza confidando nella loro essere effimeri, mentre i secondi non distinguono fra post temporanei e fissi per esprimere la loro opinione – positiva o negativa che sia.

Secondo il Prof. Reto Hofstetter, docente del Master in marketing dell’USI e co-autore dello studio Temporary sharing prompts unrestrained disclosures that leave lasting negative impressions, “ai viewers non importa il come sia stato condiviso un selfie, se su una piattaforma o un’altra, ma piuttosto il cosa. Gli sharers credono erroneamente che la natura temporanea di alcune piattaforme di condivisione sia la panacea per la rappresentazione digitale di sé stessi che soddisfi sia il bisogno di divulgazione che quello della privacy. La nostra ricerca dimostra che i viewers ‘memorizzano’ le impressioni che ricevono da questi selifies, ben oltre la loro breve vita online”. Lo studio indica anche le possibili ragioni per le quali le persone si ‘espongono’ in rete, come l’idea che ciò possa portare benefici psico-affettivi (intimità, simpatia) e che sia un mezzo per ‘connettersi’ emotivamente con gli altri, una motivazione umana fondamentale.

Lo studio è stato realizzato dal prof. Hofstetter assieme a Roland Rüppell, ricercatore dottorando presso la Facoltà di scienze della comunicazione dell’USI, e Leslie K. John, professoressa presso la Harvard Business School. L’articolo è pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS) ed è disponibile in modalità ‘open access’ alla pagina www.pnas.org/content/early/2017/10/27/1706913114.abstract

 

Master in Marketing USI: www.usi.ch/en/node/1177
Per approfondimenti sul tema del comportamento dei consumatori: http://behavior.usi.ch/

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