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Sette Architetture Automatiche e altri esercizi

Servizio comunicazione e media

Dal 9 marzo al 31 maggio il Teatro dell’architettura ospita l’esposizione “Atelier Blumer. Sette Architetture Automatiche e altri esercizi”.

È questo il primo di una serie di eventi finalizzati a collaudare le potenzialità della struttura, cui seguiranno lezioni, dibattiti, proiezioni cinematografiche e altri eventi formativi, che condurranno alla grande rassegna Louis Kahn e Venezia, in programma nel prossimo ottobre.

L’esposizione, curata da Gabriele Neri, propone una serie di installazioni interattive, concepite e costruite dagli studenti di Riccardo Blumer presso l’Accademia di architettura dell’USI. Le sette “architetture automatiche” rappresentano la nuova tappa di un percorso didattico e progettuale portato avanti fin dal 2007: nell’ultimo decennio Riccardo Blumer – che è Direttore dell’Accademia – ha infatti fornito un modello pedagogico alternativo rispetto al più canonico avvicinamento alla professione architettonica.

Il curatore dell’esposizione Gabriele Neri spiega: “Secondo il metodo Blumer, i principi fondamentali dell’architettura, della geometria e dello spazio, con tutte le implicazioni tecniche relative, vengono appresi riflettendo innanzitutto sul ruolo del corpo umano, enfatizzandone il ruolo poietico (il corpo che costruisce e produce oggetti), la sua potenzialità scenica (il corpo come dispositivo spaziale in movimento) e il suo essere unità di misura del mondo. A ciò si aggiunge il concetto di interferenza: giocando sul significato più popolare del termine – interferenza come fastidiosa interruzione di una trasmissione radio, ad esempio – Blumer cita in realtà il concetto scientifico offerto dalla fisica, secondo cui da una sovrapposizione di fenomeni nasce un rafforzamento reciproco di ognuno di essi. Nello specifico, le Sette Architetture Automatiche hanno origine dall’interesse per il concetto di macchina capace di muoversi in modo autonomo (autómatos: ciò che si muove da sé). Se di Automi vi è traccia, con specie diversissime, in molte epoche e culture, per Riccardo Blumer tale immagine si lega alle più sofisticate applicazioni della robotica, anche grazie alla collaborazione instaurata con l’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale di Manno”.

Il risultato – continua il curatore – sono “sette diverse installazioni interattive, con le quali il corpo del visitatore può interagire e da cui emerge una meditazione sui temi primari dell’architettura attraverso il loro confronto con tecnologie più o meno sofisticate. E il riferimento, consapevole e non, è alle esperienze artistiche e architettoniche dell’ultimo secolo: dalle macchine inutili di Bruno Munari all’arte programmata e cinetica; dalle Walking Cities degli Archigram alle coreografie del teatro sperimentale; dalle pellicole trasparenti di Frei Otto all'Art en mouvement di Tinguely e Calder; dalle sculture cangianti di Moholy-Nagy ai cortometraggi di Charles e Ray Eames, fino ai molti altri riferimenti che ogni visitatore saprà trovare”.

Il sottofondo musicale dell’esposizione – conclude Negri – “è prodotto da pistoni, motori, pulegge, compressori e sensori a fotoni, colonna sonora di un’opera collettiva capace di mostrare prospettive spiazzanti, indefinibili, inutili e proprio per questo indispensabili per riflettere sul ruolo dell’architettura in un mondo che per la maggior parte non è lineare, ma fatto di interferenze”.

Orari, dal 9 marzo al 31 maggio: martedì-venerdì 15.00-19.00. Sabato 10.00-13.00. L’ingresso è libero. Per maggiori informazioni: tel. +41.58.666.5000 www.arc.usi.ch

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